Quantu tiempu ci stia desideratu

Puglia

 

“Alcune denominazioni locali di simili prassi vocali denotano sia questa gestione “comoda” del ritmo e del tempo, sia l’aspirazione a riempire lo spazio e l’ambiente di momentanea presenza: nel Salento è ricorrente l’espressione cantare “a stisa”; altrove, in Italia, con significato analogo: “a longa”, “alla stesa”, oppure “all’aria”.

Nella documentazione sonora salentina è ancora Giorgio Vitale, carrettiere non ancora trentenne, a guidare un folto gruppo di cantori, trascinando nella polifonia un tratto tipico dello stile dei trainieri: l’esteso ricorso a una florida ornamentazione melismatica. I rapporti d’insieme, in questo tipo di polifonia, sono regolati da una stretta relazione fra prima e seconda voce – voci sole, entrambe disposte nel registro acuto, con ampio ricorso a espansioni melismatiche del profilo melodico, ed entrambe impegnate nell’intonazione dei versi, spezzati e iterati, marcati da lunghe finali su vocali aperte (a, prevalentemente) – e sostegno di gruppo con pedali (bordoni: suoni tenuti) anch’essi cantati su vocali aperte”

 

“Musiche tradizionali del Salento.Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto de Martino (1959,1960)”

Maurizio Agamennone

Registrato da Diego Carpitella a Matino (LE), 11 giugno 1960

Voci: Giorgio Vitale, Giorgio Marzano, Carmelo Marzano, Luigi Montunato, Leonardo Romano, Sebastiano Caputo, Valentino Romano, Nicola Coppola, Antonio Lecci 

Testo e traduzione

Quantu tiempu ci stia desideratua
ahi facci te luna e desiderata
ahi pe banire quai
beddha e de lu core

e ma a queste logge
ah pe banire
e ca iddha eggi na pupa
eggi na pupa

Da quanto tempo desideravo / faccia di luna e desiderata / bella del cuore / di venire a queste terrazze / perché lei è una bambola